Antonio d'Addio:
Per millenni greci, armeni e turchi, hanno convissuto nell’Anatolia. I greci giunsero sulle coste dell’Asia Minore e del Ponto a partire dal VIII secolo a.C. Gli armeni, invece, sono un popolo originariamente stanziato sui territori che comprendono l’attuale Repubblica di Armenia, la Georgia meridionale (provincia dello Samtskhe-Javakheti), il Nagorno-Karabakh/Artsakh, la Repubblica Autonoma di Nakhchivan, l’Iran nord occidentale e l’Anatolia Orientale fino al corso dei fiumi Kara (Eufrate occidentale) e Murat (Eufrate orientale). Il forte legame che unisce questi due popoli è confermato dal fatto che la lingua armena ha nel greco la lingua più prossima. La conversione di entrambi i popoli al Cristianesimo (sebbene gli armeni appartengano alla Chiesa Apostolica Armena di rito pre-calcedoniano mentre i greci sono Ortodossi) ha ulteriormente cementato il loro legame. Dinastie imperiali greche ed armene si alternarono alla guida dell’Impero Bizantino.
Il rapporto dei greci e degli armeni con i turchi è più recente ma non per questo meno forte. Esso risale agli inizi del secondo millennio d.C. per l’esattezza al 1071, anno in cui i Turchi Selgiuchidi di Arp Arslan in seguito alla vittoriosa battaglia di Manzicerta sull’esercito bizantino guidato da Romano IV Diogene, dilagarono nell’Anatolia centrale. Con il progressivo consolidarsi del loro dominio moltissimi greci ed armeni si convertirono all’Islam assimilandosi ai nuovi dominatori originari dell’Asia Centrale. Sotto l’Impero Ottomano si attuò una sorta di ripartizione di ruoli e funzioni fra le diverse etnie: i turchi erano detentori del potere politico e militare, greci ed armeni detenevano, invece, quello economico. Questa convivenza, entrata in crisi con la Guerra d’Indipendenza Greca (1821-1832), terminerà bruscamente negli anni compresi tra il Genocidio Armeno del 1915-16, il quale provocherà all’incirca un milione e mezzo di vittime e la scomparsa degli armeni in Anatolia, e la Guerra Greco-Turca del 1919-1922. Con il Trattato di Losanna del 1923 si decise uno scambio di popolazione che portò oltre trecentomila islamici a lasciare la Grecia per stabilirsi in Turchia e un milione e mezzo di persone in maggioranza greco-ortodossi ad abbandonare l’Anatolia. Venivano esclusi dall’accordo solo i greci di Istanbul e delle isole di Imbro e Tenedo. Ma in seguito al Pogrom di Istanbul del 1955 cessava di esistere la presenza ellenica anche nell’antica capitale bizantina ed ottomana.
Il problematico rapporto fra turchi ed armeni congelatosi durante l’epoca sovietica riesplose con l’indipendenza dell’Armenia e lo scoppio del conflitto del Nagorno- Karabakh/Artsakh (1988-1994) durante il quale i turchi si schierarono a fianco degli azeri (popolo di lingua turcofona) chiudendo i confini con l’Armenia. L’indipendenza del paese caucasico riportò in primo piano anche la spinosa questione del Genocidio Armeno che Ankara si è sempre rifiutata di riconoscere.
I rapporti fra Grecia e Turchia sono sempre stati particolarmente complessi, segnati anche da momenti di acuta tensione come l’invasione turca di Cipro nel 1974; a ciò si deve aggiungere la questione della delimitazione della piattaforma sottomarina del Mar Egeo. L’Appartenenza di entrambi al blocco occidentale ed alla NATO ha solo mitigato queste tensioni impedendo che potessero degenerare in uno scontro militare.
È con l’ascesa del partito islamico moderato dell’AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) guidato da Recep Tayyip Erdoğan che furono fatti importanti passi in avanti nel tentativo di normalizzare i rapporti con Grecia ed Armenia. In realtà una nuova fase nelle relazioni turco-greche era iniziata già nel 1999 con la cosi detta “diplomazia dei terremoti” allorchè nel giro di poche settimane, Grecia e Turchia furono colpite da violenti sismi a seguito dei quali i governi decisero di collaborare e inviarsi aiuti. Da quel momento sia Ankara (con i governi laici e filo islamici) sia Atene (con i governi di centro destra e di centro sinistra) intrapresero la strada della normalizzazione delle relazioni.
Fine prima parte
Visualizzazioni totali
sabato 30 giugno 2012
sabato 23 giugno 2012
Considerazioni sulla Legge Elettorale
Sulla nuova legge elettorale
circolano diverse ipotesi, dove gli stessi attori della Bicamerale,
hanno cambiato idea su quello che proponevano anni fa.
L' Idea più accreditata è
quella del ritorno ad un sistema dove la relazione tra il candidato e
il suo territorio torna centrale: in sostanza dovrebbe sparire quella
parte della legge che permette ai partiti di nominare dei "servi",
che ricordiamo, al tempo fu introdotto in quanto garanzia di
"governabilità" : ma come c' insegna la Storia e la
Letteratura, spesso sono proprio i "fidati" a tradire (
es. Bruto che ammazza Giulio Cesare, o il Griso che tradisce Don
Rodrigo), svuotando, in tal modo, la validità della legge. L'
aspetto odioso sta principalmente nel fatto che sono i Partiti a
nominare le persone, e a decidere l' ordine con il quale si
presententeranno: è, in pratica, un altro aspetto della
Partitocrazia, di cui l' MSI, ad esempio, era un acerrimo oppositore
( al tempo).
Come si può notare, sia
dalla Bicamerale, sia dalla posizione di alcuni esponenti dell'
allora MSI, spesso le idee cambiano in base all' esigenza.
Premesso che non è solo la
legge elettorale a risolvere il problema, perché si sa, fatta la
legge trovato l' inganno: una legge per funzionare bene, presuppone
la buona fede di chi l' osserva, e su questo credo che noi tutti
abbiamo qualcosa in più di un dubbio.
La prossima legge
elettorale, però, cancellerebbe di fatto la decisione da parte del
popolo di scegliere la compagine di governo: in sostanza se nessun
partito raggiungesse la maggioranza, i partiti stessi saranno ad
accordarsi per individuare la compagine che governerà: siamo di
nuovo al punto iniziale, ossia alla Partitocrazia! . Su quest'
aspetto in molti si sono detti scettici, e tra questi anche molti
politici dichiarando che in questo caso, si perderebbe la centralità
del programma: l' osservazione è senz' altro giusta, il problema,
però, sta nel fatto che i programmi sono carta straccia, e non hanno
validità legale. Qualcuno potrebbe dire, che in verità le elezioni
successive punirebbero questa compagine... Ma questa è solo una
favoletta, visto che in 20 anni abbiamo notato sempre le stesse
facce! Per cui se si vuol tenere un sistema bipolare, o più
semplicemente un sistema nel quale già da prima si decide chi sarà
il primo ministro, si dovrebbe introdurre la validità del programma:
la responsabilità dei politici, quindi, deve diventare perseguibile
civilmente, nel caso di mancata applicazione del programma, e non
solo, se gli obiettivi individuati nel programma non saranno
raggiunti dovrà essere introdotta la responsabilità economica
della classe politica ( Premio di risultato), ma su questo stiamo
preparando un altro articolo. Un altro modo per ridurre il potere dei
partiti, e delle fondazioni legate ai partiti,è quello di
considerare i partiti alla stregua di una società quotata in borsa,
pertanto, i bilanci dovranno essere pubblici!
sabato 16 giugno 2012
Iniziamo un cammino!
- Parliamoci chiaro: non è la sola IMU ad essere una tassa immorale, ma lo sono tutte quelle che vengono pagate senza aver un effettivo servizio corrisposto. Richiedere una visita all' Ospedale e aspettare 5 mesi, è immorale, camminare su strade non asfaltate, a rischio incidente, è immorale, pagare i rifiuti e trovarseli sotto casa il giorno dopo la raccolta preposta è immorale, pagare un servizio più del dovuto, perché in quella municipalizzata o in quel consorzio ci sono 10 persone che guardano ( raccomandate dai politici) ed una che lavora ,è immorale. Credo che sia arrivato il momento di smantellare questo sistema e riunirci attorno ad un tavolo e discutere su cosa vogliamo fare da grandi. Andare al di là di quelli che sono i partiti, le fondazioni, e le associazioni direttamente riconducibili ai poteri forti, e cercare di essere la forza che guida il cambiamento.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)